Rinnovo impianti elettrici vecchi nei condomini

impianto elettrico non a norma

Nel 2020 partirà una sperimentazione -dal 2020 al 2022- dell’Arera Autorità di regolazione per l’energia reti e ambiente per l’ammodernamento degli impianti elettrici interni condominiali vecchi o in condizione critica, con rimborso al condominio delle spese sostenute per le opere edili necessarie.
Si parla di interventi di ammodernamento delle “colonne montanti” vetuste, realizzate prima del 1970, oppure in condizioni critiche -se realizzate tra il 1970 e il 1985- ovvero la “linea in sviluppo prevalentemente verticale facente parte di una rete di distribuzione di energia elettrica che attraversa parti condominiali ai fini di raggiungere i punti di connessione, in stabili con misuratori di energia elettrica non collocati in vani centralizzati”. In poche parole il sistema di cavi elettrici che arriva fino ai contatori dei singoli appartamenti.

Obiettivo del provvedimento è mettere e mantenere in sicurezza tali impianti agevolando le iniziative dei distributori locali che spesso in questo ambito trovano resistenze soprattutto riguardo all’esecuzione di lavori edili all’interno dei condomini.

Le imprese distributrici dovranno muoversi, avviare un monitoraggio dei propri impianti e contattare gli amministratori dei condomini dove si trovano quelli vecchi o in condizioni critiche, informandoli in merito all’iniziativa sperimentale e sottoscrivendo con loro un accordo per l’esecuzione degli interventi necessari, con costi tempi e modalità.

Ecobonus e sismabonus: alcuni chiarimenti

ecobonus sismabonus amministrazioni petrucci

I lavori di riqualificazione energetica dell’edificio permettono di beneficiare di una forte detrazione fiscale delle spese sostenute, che può anche essere ceduta come “credito fiscale”.
Alcune informazioni in breve:

  • l’intervento di ammodernamento ecologico deve coinvolgere almeno il 25% del fabbricato
  • anche i contribuenti incapienti possono accedere al credito fiscale
  • Il condominio può cedere il credito d’imposta direttamente alla ditta che effettua i lavori, la quale farà lo sconto in fatura e metterà l’importo del credito d’imposta in compensazione per un periodo di 5 anni

In questo video in cui si parla di ecobonus sismabonus e credito fiscale c’è delle informazioni ulteriori su come affrontare le corrette procedure.



Condominio e istruzioni in caso di emergenza

condominio istruzioni emergenza

Intanto alcuni divieti

Per l’incolumità delle persone presenti nello stabile e in disposizione delle nuove normative antincendio di cui al D.M. del 25/01/2019 sulle norme di sicurezza antincendi per gli edifici di civile abitazione si rammenta che è vietato ingombrare con materiale vario le uscite di sicurezza e le vie di esodo (scale e pianerottoli) che devono essere facilmente fruibili in caso di emergenza.

Tenete a portata di mano una torcia elettrica (meglio se con ricarica a manovella). Serve in caso di mancanza di corrente, ma anche per segnalare la vostra presenza.

Condominio: emergenza incendio

Appena scoprite un principio di incendio, allertate immediatamente i soccorsi fornendo le vostre generalità, l’indirizzo dello stabile e dove è in corso l’incendio ed altre informazioni utili (es. incendio in un appartamento, nella zona cantine, nel vano scale, lato cortile, presenza di autorimessa, ecc.), allertate gli altri condòmini.

Nel vostro appartamento chiudete il gas e staccate l’interruttore generale della corrente elettrica.

Se presente non usate l’ascensore.

Se vedete provenire del fumo da sotto la porta di ingresso non toccate la maniglia della porta a mani nude; il fuoco potrebbe aver raggiunto la porta e vi provochereste delle ustioni. Se la maniglia è fredda aprite con cautela la porta stando dietro ad essa.

Se le fiamme sono nelle scale e non potete scendere ponete dei panni magnati sotto la porta di ingresso e recatevi sul balcone, possibilmente lato strada, per facilitare i soccorsi.
Se l’incendio si è sviluppato nella vostra abitazione allora uscite immediatamente chiudendovi la porta alle spalle per rallentare la propagazione dell’incendio e chiudete il gas e staccate l’interruttore generale della corrente elettrica.

Se dovete evacuare l’edificio, non correte, non urlate, creerete solo confusione e panico. Se presente, seguite i percorsi indicati dalla cartellonistica di emergenza.

Se siete in grado attivatevi per staccare gli interruttori generali del condominio.



Condominio: emergenza terremoto

Appena avvertite la scossa aprite la porta del pianerottolo per evitare che la scossa la danneggi e ne impedisca la successiva apertura.

Nel vostro appartamento chiudete il gas e staccate l’interruttore generale della corrente elettrica.

Se presente non usate l’ascensore.

Non correte giù per le scale, in caso di forte scossa sono soggette a crollo.

Non rifugiatevi sui balconi, tendono a collassare e potreste essere colpiti dalla caduta di vetri, tegole e calcinacci.

Se siete al piano terra, abbandonate l’edificio; uscite coprendovi la testa (es. con un cuscino) per ripararvi dalla caduta di tegole, calcinacci, vetri, ecc.

Se siete ai piani superiori, attendete la fine della scossa vicino ad un pilastro portante, un muro maestro o sotto l’architrave di una porta con un cuscino a protezione del viso e della testa. In alternativa riparatevi sotto un tavolo. Non state vicino a finestre o specchi che frantumandosi potrebbero ferirvi, allontanatevi da pensili, mensole e mobili alti.

Terminata la scossa, prendete un capo di abbigliamento (meglio se antipioggia), una coperta e, dopo esservi accertati della stabilità delle scale, abbandonate l’edificio.

Il numero unico di emergenza 112 è il numero di telefono per contattare i servizi di emergenza nell’Unione europea, attivo in tutti gli stati europei.

Condominio: Emergenza calamità naturali

Esondazione e allagamento

In caso di allagamento:

  • staccate l’interruttore generale della corrente elettrica e chiudete il gas.
  • Se presente non usate l’ascensore
  • Rifugiatevi nei piani alti dell’edificio
  • Abbandonate immediatamente i locali seminterrati ed interrati (cantine, garage, autorimesse ecc.)
  • Attendete i soccorsi sui balconi,o alle finestre lato strada per facilitare l’intervento dei soccorritori

Eventi atmosferici gravi

In caso di eventi atmosferici gravi (trombe d’aria, temporali violenti ecc.):

  • chiudete il gas e staccate l’interruttore generale della corrente elettrica.
  • Se presente non usata l’ascensore
  • Attendete la fine dell’evento al chiuso con le serrande abbassate, non aprite le finestre, non riuscireste più a richiuderle.
  • Non state sul balcone (anche se verandato) potreste venir colpiti da oggetti trasportati dal vento, non sostate vicino alle finestre che frantumandosi potrebbero ferirvi.

Attenzione all’utilizzo di naspi e idranti antincendio

Nei condomini possono essere presenti degli idranti o naspi alimentati ad acqua. L’utilizzo degli idranti e naspi non è semplice e presenta dei pericoli tra i quali la difficoltà nello srotolamento della manichetta, la non corretta impugnatura della lancia e la pressione dell’acqua che rendono problematica la direzione del getto con conseguenti gravi rischi per l’incolumità personale (es. pericolo di fulminazione se il getto d’acqua viene direzionato su parti elettriche in tensione ecc.)

L’utilizzo degli idranti e dei naspi è sconsigliato alle persone non adeguatamente addestrate.



Il cancello automatico del condominio

cancello automatico

È ormai molto comune che gli edifici abbiano un cancello automatico per l’accesso ai garage, alle aree destinate al parcheggio delle autovetture ed altre aree comuni.

Se il cancello automatico non è ancora presente allora al fine della sua installazione occorre una decisione assembleare che richiede il rispetto degli ordinari quorum costitutivi e deliberativi ex art. 1136 c.c. (non configurandosi come innovazione l’approvazione della relativa delibera richiede il voto favorevole di 1/3 dei condomini e 1/3 del valore dell’edificio).

Una volta assunta questa decisione ed una volta installato il cancello automatico, sorge il problema della ripartizione spese, sia in prima battuta dell’istallazione, sia nel corso della sua vita, del regolare funzionamento e quindi della manutenzione ordinaria.

L’installazione del cancello automatico non è un’innovazione

In merito all’innovazione occorre richiamare i principi della Corte di Cassazione:

«per innovazioni delle cose comuni s’intendono, dunque, non tutte le modificazioni, sebbene le modifiche, le quali importino l’alterazione della entità sostanziale o il mutamento della originaria destinazione, in modo che le parti comuni, in seguito alle attività o alle opere innovative eseguite, presentino una diversa consistenza materiale, ovvero vengano ad essere utilizzate per fini diversi da quelli precedenti (tra le tante: Cass.,23 ottobre 1999, n. 11936; Casa., 29 ottobre 1998, n. 1389; Cass., 5 novembre 1990, n. 10602)» (così Cass. 26 maggio 2006 n. 12654).

Alla luce di questi principi, la Cassazione ha concluso che l’installazione di un cancello non è opera innovativa (Cass. 23 febbraio 2015 n. 3509): infatti «rientra legittimamente nei poteri dell’assemblea dei condomini, attenendo all’uso della cosa comune ed alla sua regolamentazione, senza sopprimere o limitare le facoltà di godimento dei condomini, non incidendo sull’essenza del bene comune né alterandone la funzione o la destinazione (cfr., per idonei riferimenti, Cass. n. 9999 del 1992 e Cass. n. 875 del 1999)»

Da ciò consegue che l’automazione di un cancello preesistente non è innovazione.

Come ripartire le spese dell’installazione del cancello automatico

A norma del primo comma dell’art. 1123 c.c. le spese per l’installazione del cancello automatico, della sua automazione, sono da ripartirsi tra tutti condomini sulla base dei millesimi di proprietà, trattandosi di spese per il godimento di cose comuni ai condòmini.

Naturalmente occorre avere cura di verificare se tutti i condomini ne hanno la possibilità: solo chi ha l’uso dell’area comune è legittimato passivamente ex art. 1123, terzo comma, c.c.).

Come ripartire le spese di manutenzione del cancello automatico

Lo stesso vale per le spese di utilizzazione e manutenzione del bene, in ragione dei millesimi di proprietà dei singoli condomini.

Cancello automatico e normative sulla sicurezza

Infine si ricorda che bisogna rispettare la normativa in tema di sicurezza, quali la EN 12453 ed EN 12445, che disciplinano i sistemi e le procedure necessarie perché il cancello automatico risulti a norma.



Condominio e rumori molesti: cosa fare?

Viviamo in condominio e il nostro vicino è rumoroso. Per esempio fa andare la lavatrice di notte, usa un altro elettrodomestico rumoroso abbastanza da impedirci di dormire.

In questi casi come ci dobbiamo comportare?

Ovviamente la prima cosa da fare è cercare di parlare con il vicino di casa ed in modo civile chiedergli di modificare le proprie abitudini. Ovviamente si spera che questo funzioni, ma delle volte chi mette in atto questi comportamenti può non avere scelta, per es. una persona che è fuori di casa tutto il giorno e non ha materialmente il tempo di fare determinate incombenze.

lavatrice e rumori in condominio

Purtroppo se siamo tra quelli che hanno un vicino rumoroso possiamo ‘consolarci’ pensando di non essere gli unici. Infatti il numero di contenziosi dovuti a rumori in condominio è abbastanza elevato ed è relativo all’utilizzo improprio di alcuni elettrodomestici. Il caso più comune è quello dell’utilizzo improprio della lavatrice.

Il regolamento di condominio può vietare l’utilizzo della lavatrice di notte?

Il generale è proprio il regolamento di condominio che indica quali sono gli orari in cui utilizzare i dispositivi e gli elettrodomestici più rumorosi, ad esempio: lavatrice, aspirapolvere, frullatore, …

In assenza di indicazioni nel regolamento del condominio il riferimento è l’articolo 844 c.c. che stabilisce le soglie della normale tollerabilità quale parametro di buon senso per i rumori. Infatti tale articolo recita: “Il proprietario di un fondo non può impedire le immissioni di fumo o di calore, le esalazioni, i rumori, gli scuotimenti e simili propagazioni derivanti dal fondo del vicino , se non superano la normale tollerabilità, avuto anche riguardo alla condizione dei luoghi.”

Quindi la valutazione è assolutamente discrezionale e questo è uno dei motivi per cui non sempre si riesce a fermare i litigi tra vicini.

Inoltre la regola generale per il discorso dei rumori vuole che in queste fasce orarie siano dedicate al rispetto del silenzio in condominio:

  • prima delle 8:00
  • tra le 13:00 e le 16:00
  • dopo le 22:00

Rumori di notte in condominio: come difendersi legalmente da vicini maleducati

Se nonostante il divieto da regolamento il vicino accende la lavatrice di notte e voi non riuscite a dormire cosa dobbiamo fare?

Come dicevo prima, bisognerebbe sempre prima cercare di risolvere possibili controversie condominiali in modo pacifico. Non ci stancheremo mai di ripeterlo. La prima cosa da fare allora può essere inviare al vicino rumoroso che non rispetta il regolamento di condominio una lettera di diffida (meglio se controfirmata dall’amministratore di condominio).

Se questa dovesse sortire effetto, non resta che procedere per vie legali. Il giudice incaricherà verosimilmente un tecnico di effettuare una perizia fonometrica volta a verificare se effettivamente il rumore sia sopportabile oppure no; in questo caso il condomino rumoroso rischia una sanzione fino a 300 euro per disturbo della quiete pubblica.

Regolamento condominiale e barbecue

regolamento condominiale barbecue

Innanzi tutto usiamo il buon senso. Non sempre un comportamento non vietato può essere opportuno.

In questo testo farò riferimento al regolamento di polizia urbana del comune di Legnano.

Il regolamento di polizia urbana contiene norme finalizzate a salvaguardare interessi pubblici come tra gli altri quelli al decoro, all’igiene ed alla tranquillità. Mentre Il regolamento condominiale è lo statuto convenzionale del condominio, che disciplina l’uso delle cose comuni, la ripartizione delle spese condominiali, la tutela del decoro dell’edificio e l’amministrazione dello stesso.

Vediamo alcuni punti del regolamento di polizia urbana del comune di Legnano inerente la questione del barbecue.

ART. 43 – ACCENSIONI DI FUOCHI

  1. E’ vietato bruciare materiali di qualsiasi tipo o accendere fuochi nel territorio comunale compresi fuochi liberi a sterpaglie, siepi, erba degli argini di fossi, scarpate nonché materiali di varia natura presenti nei cantieri edili. E’ fatta salva l’accensione di fuochi per motivi fitosanitari specificatamente previsti con atti del Servizio Provinciale Agricoltura;
  2. L’uso di bracieri, griglie e barbecue è vietato su aree pubbliche. E’ consentito sulle aree private e su quelle pubbliche se appositamente attrezzate, sempre ché non crei nocumento alle abitazioni vicine.

Per cui nelle aree private è consentito se non espressamente vietato dal regolamento condominiale o da una delibera condominiale.

Se il regolamento condominiale non vieta il barbecue nelle aree comuni allora si può fare a meno che no rechi disturbo o ci siano immissioni intollerabili di fumo art. 844 c.c.
Ricordiamo anche che solo il regolamento condominiale contrattuale può disciplinare l’installazione di un barbecue sul balcone, parlando di barbecue in muratura non di quelli piccoli da campeggio.

Interruttore magnetotermico differenziale guasto: chi paga?

Parliamo della ripartizione delle spese tra affittuario e proprietario. Se si guasta l’interruttore magnetotermico differenziale (il salvavita) l’onere della riparazione spetta al proprietario o all’affittuario dell’appartamento?

Salvo diversa pattuizione inserita nel contratto, spetta al proprietario sostenere i costi per le manutenzioni straordinarie e all’affittuario l’onere dei costi per le riparazioni e gli interventi ordinari. Questo dagli articoli dal 1571 al 1614 del Codice civile e la legge sull’equo canone n. 392 del 27 luglio 1978 (parzialmente abrogata dalla legge 431/1998).

Secondo l’articolo 1575 del Codice civile il proprietario è tenuto a consegnare all’affittuario un immobile in buono stato, impegnandosi a mantenerlo efficiente durante il periodo dell’affitto. Allo stesso tempo, l’articolo 1576 stabilisce che il proprietario deve eseguire «tutte le riparazioni necessarie, eccettuate quelle di piccola manutenzione che sono a carico dell’affittuario».

Ripartizione delle spese tra affittuario e proprietario

Queste osservazioni sono valide se non è contrattualmente definito diversamente.

Le «spese necessarie» sono le opere indispensabili affinché l’affittuario possa godere appieno dell’immobile. Per esempio, il mantenimento delle strutture portanti, la manutenzione dell’impianto elettrico, di riscaldamento e idrico, ma anche le spese per l’adeguamento normativo degli impianti stessi.

Le piccole riparazioni a carico dell’affittuario, secondo l’articolo 1609 del Codice civile, «sono quelle dipendenti da deterioramenti prodotti dall’uso, e non quelle dipendenti da vetustà o da caso fortuito». Spetta quindi all’affittuario sostituire le lampadine fuori uso, tinteggiare le pareti o riparare il rubinetto che perde. E ancora, in caso di alloggio arredato, provvedere con piccoli interventi di manutenzione, sull’elettrodomestico non funzionante, a meno che il malfunzionamento sia dovuto a vetustà o al caso fortuito, ad esempio un corto circuito.

Il rimborso dei costi


Per il rimborso dei costi l’articolo 1577 del Codice civile dispone che «se si tratta di riparazioni urgenti, l’affittuario può eseguirle direttamente, salvo rimborso, purché ne dia contemporaneamente avviso al proprietario». Se, però, il proprietario prova che per la stessa riparazione avrebbe speso meno, la cifra restituita all’affittuario potrebbe essere inferiore.

Parcheggio condominiale: posto auto usato come deposito

Alcuni condomini hanno pensato bene di utilizzare un posto auto in un parcheggio condominiale come deposito delle proprie personali masserizie. Possono farlo?

Certo che no! L’articolo 1102 codice civile dice:

Ciascun partecipante può servirsi della cosa comune, purché non ne alteri la destinazione e non impedisca agli altri partecipanti di farne parimenti uso secondo il loro diritto.

Depositando le proprie masserizie in un posto che è parte della cosa comune di fatto viene impedito agli altri condomini di farne parimenti uso.

Quindi l’amministratore del condominio invierà una formale diffida ai condomini autori di questo comportamento, addebitando il costo solo a questi condomini.

Non ricevendo soddisfazione l’amministratore può procedere alla rimozione delle masserizie per ripristinare la possibilità agli altri condomini di fare parimenti uso delle aree occupate abusivamente. Il costo di questa rimozione verrà addebitato ai condomini responsabili dell’atto.

Verandare un balcone o un terrazzo. E’ lecito?

Definizione di veranda presa dall’Intesa, ai sensi dell’articolo 8, comma 6, della legge 5 giugno 2003, n. 131, tra il Governo, le Regioni e i Comuni concernente l’adozione del regolamento edilizio-tipo allegato A

Prima di tutto diamo il significato al termine “verandare”: semplicemente significa chiudere con delle vetrate un balcone o un terrazzo.

C’è bisogno di permessi da chiedere in comune?

Occorre verificare se per costruirla occorre una S.C.I.A. e che sia urbanisticamente permesso. Se non comporta un aumento volumetrico allora potrà essere considerata come manutenzione straordinaria. Se invece comporta un aumento volumetrico sarà necessario ottenere un permesso dalla commissione edilizia comunale, il permesso di costruire.

Cosa devo chiedere al condominio?

L’opera di chiusura di un balcone comporta l’utilizzo di parti di proprietà dell’inquilino proprietario del balcone e almeno il consenso da parte del proprietario del balcone al piano di sopra in quanto lo dovrò utilizzare per ancorare la struttura. Ovviamente tutto nel rispetto del decoro architettonico dell’edificio. Anche se agisco su parti di mia esclusiva proprietà devo tener conto del decoro architettonico e non alterarlo. Fare riferimento all’art. 1122 c.c.

In sostanza il condomino che ha ottenuto l’autorizzazione per verandare il balcone potrebbe non poterlo fare perché ne verrebbe alterato il decoro architettonico. Quindi in questo caso il condomino che vuole verandare farebbe meglio ad ottenere il consenso scritto da tutti i condomini a meno che non ci sia un regolamento contrattuale che preveda qualcosa di diverso. L’orientamento maggioritario della giurisprudenza sostiene che la trasformazione di un balcone, o di una terrazza, in una veranda praticata tramite l’installazione di vetri e di una struttura in alluminio è considerato alterazione ossia peggioramento della sagoma dello stabile. Sarà, quindi, necessario ottenere un progetto che non alteri tale decoro e farsi dare l’autorizzazione dai singoli condomini.

Altra considerazione da fare è quella che se verandare il balcone comporta la variazione di più di 1/5 del valore proporzionale dell’unità immobiliare anche se di solo il 20%. (art.69 disp. att. c.c.), ovviamente le spese per la revisione sono a carico del proprietario dell’unità immobiliare.

Quindi:

  • mantenere il decoro architettonico del fabbricato: non bisogna creare cioè una alterazione delle linee originariamente disegnate dal costruttore tanto da deturparne l’estetica. Tanto più vistosa è la costruzione, tanto maggiore è il danno per il condominio. Non rileva se la veranda viene costruita sulla facciata esterna del palazzo, quella cioè che dà sulla via pubblica, o quella interna che affaccia sulla corte o su una strada secondaria. Tuttavia, può rilevare il fatto che, in precedenza, nello stesso stabile siano state in passato ricavate altre verande che ne abbiano alterato la forma, sicché l’originaria linea deve ritenersi già alterata;
  • non compromettere la stabilità dell’edificio. A tal fine avrà molta importanza l’elaborato di un tecnico che abbia valutato in anticipo i pesi della costruzione e il bilanciamento degli stessi con la struttura del balcone e del palazzo.

Cosa si rischia?

Se ‘è un aumento di volume e mancano i permessi opportuni ciò integra il reato di abuso edilizio. Ciò significa che, se la notizia arriva all’orecchio della procura, o delle forze dell’ordine, sarà inevitabile un procedimento penale nei propri confronti. In termini sanzionatori, questa condotta comporta la sanzione dell’ammenda fino a 20.658 euro. Inoltre, se nonostante l’ordine di sospensione, l’esecuzione dei lavori dovesse proseguire, le sanzioni aumenterebbero fino ad arrivare all’arresto di due anni e all’ammenda da 10.328 a 103.290 euro.

Le conseguenze civili: la PA emetterà un ordine di demolizione a spese di chi ha compiuto l’abuso.

Obblighi e doveri dell’amministratore del condominio: art. 1129 c.c.

Cancello automatico e responsabilità

Nomina Amministratore Condominio

La Direttiva Macchine 2006/42/CE stabilisce che il cancello automatico (e anche i portoni e le barriere) deve rispettare standard di sicurezza stabiliti dalle norme UNI 12453, UNI 12445 e UNI 12978.

La Riforma del condominio L. 220 del 2012 affida la responsabilità della corretta installazione del cancello comune all’amministratore. L’amministratore ha il dovere di compiere quegli “atti conservativi dei diritti inerenti le parti comuni dell’edificio” e quindi provvedere alla manutenzione e all’adeguamento degli impianti esistenti.

Impianto cancello automatico esistente

In caso di impianto esistente,  magari datato o privo di documentazione,  l’amministratore ha il diritto di porre all’installatore le seguenti richieste:

  • valutare l’idoneità di tutti i componenti dell’impianto.
  • verificare il funzionamento dell’automazione e dei componenti accessori.
  • eseguire la misurazione delle forze, fornire una relazione sullo stato dell’impianto e indicare gli interventi  necessari per la messa a norma.
  • rilasciare la dichiarazione CE di conformità.
  • consegnare il libretto di manutenzione dell’impianto.

La manutenzione è obbligatoria, è la Direttiva Macchine che istituisce l’obbligo di manutenzione annuale (o semestrale in base all’utilizzo di alcuni dispositivi di sicurezza).

Sarà l’installatore a dare le giuste informazioni al riguardo.

L’amministratore è tenuto ad attivare un servizio di manutenzione programmata sottoscrivendo il contratto di manutenzione.

Responsabilità dell’installatore

l’installatore è responsabile se viene eseguita manutenzione programmata al cancello ed all’automatismo. La responsabilità dell’installatore decade se il cancello viene abbandonato e non si esegue la regolare manutenzione programmata. L’installatore risponderà esclusivamente per danni causati da malfunzionamenti dovuti a difetti di installazione o manutenzione.

Responsabilità del condominio

Il condominio è responsabile per i danni dovuti dall’uso improprio.

I danni accidentali all’interno del condominio, rampa garage ecc. verranno coperti da un’assicurazione comune r.c.

Adeguamento alle norme di sicurezza

Se il cancello automatico non è conforme alle norme di sicurezza (direttiva macchine) l’adeguamento deve essere posto all’esame dell’assemblea condominiale.

Responsabilità dell’amministratore se l’assemblea non approva o decide

Quali responsabilità a carico dell’amministratore qualora l’assemblea non si dovesse costituire, ovvero non approvasse i lavori o rinviasse la discussione? Quali ulteriori adempimenti di competenza dell’amministratore?

L’amministratore di condominio è tenuto a rispettare tutte le norme di legge in materia di sicurezza degli impianti condominiali ed è quindi obbligato a curare l’adeguamento del cancello automatico alle normative sulla sicurezza.

Se i condomini si rifiutassero di eseguire le opere, l’amministratore può comunicare – ai competenti uffici comunali e all’ Asl – il mancato adeguamento, a evitare ogni suo coinvolgimento in responsabilità civili o penali, in caso di infortuni.

Ovviamente in questo caso le responsabilità civili o penali ricadrebbero sul condominio, quindi suddivisa equamente su tutti i condomini.